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QUESTA È MODERNITÀ E INNOVAZIONE

Chiedere che le grandi infrastrutture siano sottoposte, oltre che a una valutazione di impatto economico e ambientale, a un giudizio di utilità trasportistica credo sia segno di attenzione ai temi
dell'efficienza dell'azione della pubblica amministrazione e dell'efficacia della spesa pubblica. E il giudizio di utilità trasportistica sulla proposta di realizzare nell'Est milanese, tra Agrate e Melegnano, una nuova Tangenziale a pedaggio e a tre corsie per senso di marcia, l'hanno dato circa tre anni fa i 35 sindaci riuniti nell'Associazione dei Comuni per la mobilità sostenibile. Lo studio dei primi cittadini (redatto da Polinomia, Milano, 2003) ha stabilito la scarsa utilità della nuova autostrada milanese, incapace di rispondere alla domanda di mobilità, che è soprattutto una domanda locale.
Un tipo di domanda che deve trovare risposte, soprattutto in ambito locale. I dati dei sindaci parlano chiaro: la tangenziale Est esterna non serve a risolvere il caos viabilistico sulle strade Rivoltana, Cassanese, Paullese e Cerca. Serve piuttosto il potenziamento della rete esistente, occorre risolvere i principali nodi viabilistici (l'intasamento dei centri abitati) e connettere alla rete viabilistica
potenziata i centri di scambio intermodale gomma-ferro ad Agrate, Gorgonzola, Melzo, Paullo e Melegnano. Più in generale, c'è necessità di fare funzionare il sistema della mobilità nell'Est milanese, non di collegare due punti - Agrate e Melegnano - mediante una nuova autostrada. A problemi complessi servono risposte complesse. Non soluzioni semplicistiche, costose, dagli esiti incerti e lontani nel tempo, di forte impatto sul sistema economico agricolo e su quello ambientale. Non si tratta di "dire no", si tratta di dire sì alle opere utili, alle strade utili, alle soluzioni efficaci, poco costose, non impattanti: opere che non fanno titolo sui quotidiani, ma che gli automobilisti apprezzerebbero. È inutile dare la colpa ai sindaci, agli ambientalisti, ai comitati, ai Verdi. È l'approccio culturale, tecnico e politico alle grandi opere che è sbagliato. Un approccio che vorrebbe essere risolutivo, ma che invece non fa che rinviare la soluzione dei problemi. Questa per me è la modernità e l'innovazione, le grandi opere hanno dimostrato di non avere questi requisiti fondamentali. Il trasporto pubblico nell'Est milanese: senza un'inversione di tendenza, anche in questa parte dell'area metropolitana la mobilità di merci e persone rimarrà un problema. E i promotori di autostrade di questo aspetto non parlano mai. Infine, esiste il problema, annoso, dei
finanziamenti. Le risorse sono scarse, anzi scarsissime. Occorre individuare le opere prioritarie e su queste fare convergere i soldi disponibili. Ma la carenza finanziaria è strutturale, allora servono
coraggio e innovazione.
Per questo i Verdi propongono il ticket di accesso degli autoveicoli, non limitato alla cerchia dei Navigli, ma esteso all'area metropolitana milanese. Un sistema automatizzato, integrato al trasporto pubblico locale, con tariffazione variabile in base al punto di accesso: centro storico, confini di Milano, prima e seconda fascia di Comuni dell'hinterland. Con i proventi si finanzierebbero sia i trasporti pubblici sia le strade utili. Domanda finale: chi sono allora gli antimodernisti, i conservatori?

Dimenticavo. Non sono il capofila del partito antiTav in Val Padana, ma un amministratore pubblico con qualche anno di esperienza alle spalle.

[ Intervento tratto dal Riformista del 30 giugno 2006 ]

Pietro Mezzi, Assessore al territorio, parchi, Agenda 21, mobilità ciclabile, diritti degli animali della Provincia di Milano