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KYOTO E CIP 6

Alberi con le gemme, temperature primaverili in pieno inverno. I cambiamenti climatici sono giunti con un’accelerazione inaspettata, tanto da far discutere l’opinione pubblica, non solo gli addetti ai lavori.
E’ il momento di reagire perché i danni all’ambiente potrebbero determinare problemi economici. Le pratiche per lo sviluppo sostenibile, nate con la Conferenza di Rio de Janeiro del 1992, si stanno dimostrando indispensabili affinché vi sia un futuro per le prossime generazioni. In realtà si stanno manifestando come timidi nell’affrontare i mutamenti, non a caso alla Conferenza di Nairobi del dicembre scorso è stato proposto un Kyoto plus, mentre abbiamo appena ricordato il secondo anniversario del Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici.
Con la recente finanziaria anche per l’Italia è iniziato il ventunesimo secolo, l'era dell'industria a bassa emissione.

Kyoto internalizza i costi ambientali
L'inizio del calcolo dei costi ambientali nell’industria, di fatto sancita dal Protocollo di Kyoto per la riduzione dell'emissioni dei gas che provocano l’effetto serra (l'anidride carbonica è il più famoso), mette in moto meccanismi di cambiamento paragonabili all’introduzione dell'euro. I Paesi che hanno iniziato ad attrezzarsi in anticipo sull'entrata in vigore del Trattato, siglato nel '97 in Giappone, sono quelli dove i benefici per le imprese che hanno sviluppato tecnologie di efficienza energetica, e riduzione delle emissioni, sono già percepibili.

I danni del Cip 6 all'italiana
Il recupero dei danni del vecchio Cip 6 varato nel '92 dal Comitato Interministeriale Prezzi per sostenere le energie rinnovabili, e usato, violando le norme europee, per l'incenerimento dei rifiuti e il riutilizzo dei gas di scarico delle raffinerie, sarà anch'esso duro. Abbiamo sprecato un’occasione per la sostenibilità da un miliardo e mezzo di euro all'anno. Se avessimo adoperato al meglio questi incentivi, come hanno fatto altri Paesi, avremmo più energia pulita e maggiore autosufficienza nazionale, e avremmo anche sviluppato filiere industriali per la produzione di elettricità da fonti rinnovabili e per il riciclaggio dei rifiuti.

Milano emergenza rifiuti '95-'96
Gli scenari e le opportunità positive elencate finora da oggi sono realtà, e come spesso accade, è ipotizzabile che la rincorsa possa portarci all'avanguardia. A Milano e provincia nel '95-'96 c'era l'emergenza smaltimento rifiuti, grazie a un forte incremento della raccolta differenziata e alla costruzione di impianti di trattamento, compresi nuovi inceneritori, siamo arrivati all’autosufficienza. Dopo quella fiammata arrivò il gelo del Cip 6, che bloccò l'ulteriore crescita di quell’esperienza, studiata in Europa per la velocità di realizzazione e per le tecnologie sperimentate.

Lotta allo smog e alla congestione
Un altro campo di applicazione di incentivi e disincentivi economici potremmo, e dovremmo, averlo nella lotta allo smog, a partire dalla Pianura Padana, dando priorità all'uso sbagliato delle automobili, sia per l'aspetto delle emissioni che per la congestione.

Un patto per il futuro
Serve un “patto” per le generazioni future, così come hanno saputo fare le parti sociali quando hanno accettato la sfida della riforma del sistema previdenziale. Ci saranno problemi, anche non previsti, ma dobbiamo credere ad un domani possibile e più felice, da perseguire con tranquillità e determinazione, in altri paesi europei è già realtà.

Fabio Fimiani