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AMBIENTALISMO DEL FARE. L’AMBIENTE AL CENTRO DELLA POLITICA E DEL FUTURO


Intervento di Joschka Fischer

Per un periodo della mia vita ho vissuto negli Stati Uniti. E’ stata un’esperienza stimolante e di grande interesse, ma che mi ha fatto crescere dentro una grande e forte nostalgia dell’Europa.
E cos’era che mi mancava di più? La differenza tra Starbucks e l’espresso, certo. Ma soprattutto questa Europa con le sue differenze, il legame tipicamente europeo tra tradizione e tempi moderni. E penso che non esista un luogo che rappresenti così tanto e così bene questa caratteristica come la Toscana, come Firenze. Vengo qui da molti decenni. E mi meraviglio di sentire che proprio in questa regione che è la madre della modernità europea, in questa città dove è nato il rinascimento, qualcuno abbia promosso un referendum per impedire di fare una tramvia. Francamente non lo capisco. Cosa si può mai dire contro una tramvia?
Anche io – nonostante sia un ecologista - guido volentieri l’automobile, ma considero indiscutibilmente più importante realizzare delle moderne infrastrutture di trasporto pubblico.
Tanti anni c’era chi si opponeva alla creazione di aree pedonalizzate nelle città. Adesso proprio a Firenze non si vuole la tramvia. Posso solo dire che evidentemente ci sono persone che non hanno capito in cosa consiste la sfida del futuro.
Alcuni questa sfida la videro con grande anticipo. Un’associazione nata in Italia, il Club di Roma, nel 1972 pubblicò un rapporto che parlava dei limiti della crescita. Lì venne coniata una formula che spiega che il 20% dell’umanità gode dei benefici del mondo, mentre l’80% ne è escluso. Che il 20% dell’umanità causa l’80% dei problemi ambientali, mentre l’80% dell’umanità causa solo il 20% dei danni all’ecosistema. Questo, care amiche e cari amici, nel lontano 1972.
Oggi viviamo un processo di profonda trasformazione ambientale, con le economie di Paesi come Cina e India che si sono messe in marcia. Vuol dire 2 miliardi e mezzo di persone in marcia verso un maggiore benessere. Io, francamente, non ho nessun argomento valido per dire che queste persone non dovrebbero ambire ai nostri stessi standard di vita.
Hanno tutto il diritto di volerli. Ma se ci raggiungono, allora la formula da usare non sarà più del 20% contro l’80%, bensì del 50% e 50%, o addirittura del 40% e 60%. E questo produrrà fortissime ripercussioni sull’ambiente globale. L’unica risposta efficace è una maggiore cooperazione internazionale. Se le nazioni ricche non cominciano a puntare su energie rinnovabili e efficienza energetica, se questo non diventa il centro della loro preoccupazione politica, allora le conseguenze della crescita di queste grandi nazioni emergenti saranno fatali per tutti, per noi come per loro. Una nuova politica energetica non è solo una questione nazionale o internazionale, ma anche una questione locale. E in questo consiste il significato della scelta di una città come Firenze di mettere in campo una politica ambientale e dei trasporti capace di coniugare tradizione e modernità, e che abbia il consenso della maggioranza dei cittadini.
Care amiche e cari amici, l’Europa è il nostro futuro. Senza un’Europa forte, neanche i quattro Stati europei più grandi - Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna – potranno garantire i loro interessi. E proprio sul fronte ambientale gli sforzi congiunti saranno decisivi. Ma lo stesso discorso vale anche per l’economia, i diritti umani, la sicurezza sociale. Nell’Europa a 27, mi consentirete di dirlo in amicizia con il vostro Paese, è vero che tutti gli Stati, piccoli e grandi, hanno lo stesso valore, ma le responsabilità sono diverse: se un piccolo Paese attraversa una crisi è un problema dalle ripercussioni circoscritte, se lo stesso accade a un grande Paese, le ripercussioni sono europee.
Forse perché amo molto l’Italia, perché è il Paese cui sono più legato dopo il mio, mi permetto di dirvi che l’Europa ha bisogno di un’Italia forte: non possiamo rinunciarci.
Noi europei dobbiamo lottare uniti contro i cambiamenti climatici e questo significa anche modificare le nostre abitudini energetiche, riducendo e rendendo più efficienti i consumi, realizzando una politica europea dei trasporti, inclusa l’alta velocità ferroviaria. Ma soprattutto dobbiamo impegnarci perché dopo il 2012 si arrivi a un’effettiva politica di riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra. Si tratta anche di una questione economica, che ha a che vedere con i posti di lavoro. Perché l’industria automobilistica americana è in crisi? Ci sono ragioni economiche interne, certo, ma dipende anche dal fatto che è arretrata rispetto a quella giapponese e a quella europea, perché si basava e si basa ancora sul basso costo della benzina. I costi bassi dell’energia sono nemici ell’innovazione e questo esempio lo dimostra. E, dopo aver vissuto per un anno negli Stati Uniti, posso dirvi che questo vale anche per altri settori, come ad esempio per l’edilizia e l’efficienza energetica delle abitazioni. Insisto nel dire che parlando di ambiente, si sta parlando anche di sviluppo economico: chi vuole conservare posti di lavoro in Europa, lo deve fare puntando sull’innovazione tecnologica che contempla anche le questioni ambientali.
Infine consentitemi di affrontare un ultimo aspetto. Dobbiamo fare di tutto per ridurre la nostra dipendenza energetica attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Io penso che nel medio periodo saremo ancora dipendenti dalle forniture che arrivano dalla Russia, dal vicino e medio Oriente e anche dall’Africa. Guardando in particolare al rapporto economico tra Unione europea e Russia, e considerato che il peso economico della Ue è quindici volte quello della Russia e che la Russia ha bisogno della tecnologia e dei capitali europei, l’impressione è che l’Europa non faccia abbastanza per far valere la sua forza e la sua importanza. Gli europei hanno tutto l’interesse ad avere rapporti positivi, strategici e durevoli con la Russia. Ma in questo momento noi diamo segnali sbagliati al governo russo a causa della nostra divisione.
E questo è segno di debolezza. Noi dobbiamo capire che siamo parte di un mercato comune. Se la Polonia o l’Ungheria domani avessero gravi problemi energetici, entro tre giorni in Italia, in Scandinavia, nel Benelux, in Germania, in Gran Bretagna, in Francia, addirittura in Spagna, tutte le aziende si fermerebbero, perché l’economia europea ormai è completamente integrata. Io credo che non ci possiamo più permettere l’illusione dei mercati nazionali energetici in un contesto simile. Per questo motivo auspico che si avvii urgentemente una comune politica energetica esterna, che veda coinvolti tutti gli stati membri.
Care amiche e cari amici, in questo momento l’Italia discute altri problemi, ma le questioni che affrontiamo oggi in questo convegno sono le questioni decisive del futuro, anche per il vostro Paese. La gente vuole risposte anche per quanto riguarda la prospettiva dell’occupazione, il futuro della prossima generazione. E noi europei possiamo dare un contributo decisivo per conservare la nostra competitività nel XXI secolo, ma al tempo stesso per investire nel nostro futuro e in quello globale. Quindi l’Europa deve assolutamente mantenere e sviluppare la propria posizione sul fronte delle politiche ambientali e assumersi le proprie responsabilità. E spero anche, perché “ogni politica è locale”, che Firenze dia un segnale chiaro in occasione del referendum, lo dico con tutta la mia passione per le automobili, perché senza trasporti pubblici i problemi legati al traffico diventerebbero insostenibili. Perciò condivido l’idea di attraversare il nucleo storico di Firenze a piedi ma anche di servirsi una buona tramvia.Vi auguro quindi il migliore successo possibile.

Firenze, 27 gennaio 2008