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Un futuro per l’agricoltura milanese.

Dai dati desunti dal Piano Agricolo Triennale, Milano è la quinta provincia agricola della Lombardia, con oltre 90.000 ettari coltivati, circa 1.200 stalle con più di 100 mila bovini, una Produzione lorda vendibile (cereali, carni, uova, latte, ortaggi, fiori e piante) che vale oltre 370 milioni di euro; ma il vero plusvalore dell’agricoltura milanese sta nella capacità di combinare tradizione, tipicità, qualità e innovazione in un insieme di situazioni difficilmente rintracciabile in altre zone agricola nazionali ed europee.
Il valore della produzione agricola provinciale degli ultimi 5 anni, determinato tramite la Plv è diminuito.
In questo arco di tempo si è assistito ad un processo di riorganizzazione del settore che ha portato alla riduzione degli ettari coltivati, alla diminuzione dei capi allevati e di conseguenza alla contrazione del giro d’affari imputabile al settore. In generale il valore della produzione zootecnica supera sempre di qualche punto percentuale quello della produzione vegetale.
Il contributo più consistente al bilancio provinciale è da attribuire al settore latte (32,7%), seguito da quello del florovivaismo (23,9%) e dai cereali (16%, di cui l’8,4% è mais e il 5,1% è riso).
Le carni, suine e bovine, rappresentano rispettivamente il 7,5% e il 6,9% della ricchezza prodotta dall’agricoltura mentre le orticole contribuiscono nella misura del 6,6%.
Analizzando i dati possiamo dire che il maggior apporto alla Plv di origine vegetale (50%) è dato in assoluto dalle colture floricole e dai vivai: si parla di valori cresciuti notevolmente negli ultimi anni, che oggi arrivano a sfiorare gli 85 milioni di euro.
Nel settore della zootecnia specializzata il settore lattiero-caseario da solo concorre al 63% della Plv animale, seguono le carni suine e quelle bovine (rispettivamente 14% e 13%) e infine la produzione di uova (5%).
La realtà agricola milanese rischia di essere fortemente compromessa dalla realizzazione delle seguenti infrastrutture stradali e autostradali in primo luogo dalla Tangenziale est esterna (Tem) che, lungo un tracciato di 40 km attraversa territori agricoli inclusi nel Parco Agricolo Sud Milano prevedendo 12 svincoli. Strettamente collegata è la cosiddetta Direttissima Milano-Brescia (Brebemi) che si innesta sulla Tem all’altezza di Melzo.
Da queste due direttrici si di partono potenziamenti della viabilità esistente, necessari a far fronte agli aumentati flussi di traffico: raddoppio della SS 415 Milano-Crema, potenziamento della SP 14 Rivoltana, potenziamento della SP 103 Cassanese, bretella di raccordo Tem-SP 13 Cerca, all’altezza di Melegnano.
Sul versante ovest della provincia le opere più preoccupanti per le aree agricole sono costituite dal sistema di accesso alla Fiera e all’aeroporto di Malpensa.
In particolare il collegamento tra la SS 11 Padana superiore e la Tangenziale ovest che coinvolge il territorio abbiatense-magentino, con 14 svincoli e che si raccorderà a nord con la Boffalora-Malpensa.
A ciò si aggiunge la variante alla SS33 del Sempione e il sistema viabilistico Pedemontano costituito da quasi 80 km di autostrada che andrà a interessare non solo la provincia di Milano, ma anche altre provincie lombarde.
Oltre agli interventi sulla viabilità va segnalata la richiesta, da parte dei Sindaci, di modifica dei confini del Parco Agricolo Sud Milano, la realizzazione del CERBA e l’impatto dell’Expo 2015.
L’agricoltura nella provincia di Milano è destinata ad assumere sempre maggiore importanza nello sviluppo delle città e del territorio.

La vicinanza della città può offrire opportunità importanti alle aziende agricole legate alla prossimità ad un potenziale mercato, attraverso:

  • l’accesso a prodotti alimentari freschi e di qualità e servizi per i cittadini e gli enti locali;
  • il contributo alla riduzione del tasso d’inquinamento e miglioramento del bilancio energetico;
  • il contributo alla creazione del paesaggio.

L’agricoltura ha assunto un nuovo ruolo, non solo produttrice di alimenti, ma anche depositaria di valori e di stili di vita da recuperare e inoltre capace di gestire in modo equilibrato le risorse naturali e ambientali, risorse limitate e non riproducibili, per gli abitanti della città e dei territori urbanizzati.
Una moderna impresa rurale è una professione impegnativa che richiede buona cultura e una presenza continua; il valore delle aree agricole si fonda sulla difesa del suolo agricolo e sulla qualità delle produzioni cui la multifunzionalità può apportare un contributo aggiuntivo non sostitutivo.
Sull’agricoltura e sul territorio agricolo si sono riversate e si riverseranno gli effetti di trasformazioni profonde a livello regionale, nazionale e internazionale con dinamiche anche contraddittorie:
*1.il consumo di suolo e delle altre risorse naturali a causa dello sviluppo urbanistico;

2.lo sviluppo della domanda mondiale di prodotti agricoli;

3.l’impiego di prodotti e suoli agricoli per la produzione di energia.*

Sul tema del consumo di suolo dobbiamo prendere atto e riconoscere che non è possibile individuare un solo responsabile. A Milano il consumo di suolo presenta un andamento che cresce più della popolazione. Il territorio agricolo è considerato comunemente come territorio libero, cioè in attesa di essere riempito, occupato, colmato.
I consumi non sono tutti uguali e bisognerebbe riuscire a distinguere tra usi del suolo compatibili da quelli che potrebbero determinare impatti irreversibili.
Non parliamo solo dell’abusivismo, ma del consumo legale di suolo, quello che viene autorizzato in virtù di varianti e piani urbanistici, che espande man mano i confini delle città e realizza infrastrutture irrazionali che poi collega con strade e autostrade e bretelle creando non luoghi, e cancellando valori identitari.
Una serie di fattori concorrono a questo uso dissipativo del suolo. Da un lato la pianificazione solitaria di migliaia di comuni che, grazie allo sviluppo immobiliare, tamponano nel breve termine i loro problemi di bilancio, grazie agli oneri di urbanizzazione e all’ applicazione dell’ICI, che per i piccoli comuni può arrivare a rappresentare oltre il 50% delle entrate. E’ forte la mancanza di un livello di pianificazione su una scala territoriale più vasta. Come del resto la crescita di valore dei suoli non è un fenomeno naturale ma la conseguenza di decisioni urbanistiche. Né si può comunque ignorare che molto del costruito è inutilizzato (capannoni, palazzi ad uso ufficio, case).
Anche la proposta delle città verticali, circondate da verde urbano non riduce il consumo di suolo. Il poco verde messo a disposizione dei cittadini non compensa il verde che viene invece divorato dallo sviluppo degli insediamenti diffusi e dalle infrastrutture connesse.
Fino ad oggi nessun provvedimento è stato preso per tutelare l’agricoltura produttiva nei pressi delle città, ad esempio la nuova PAC ha escluso le aziende agricole comprese nei territori urbani con densità di popolazione superiore ai 200 abitanti per km quadrato dai finanziamenti destinati alla multifunzionalità (Asse III). E’ proprio in questi poli urbani che le funzione dell’agricoltura sono importanti perché costituiscono una barriera all’inquinamento, un mercato di prossimità di prodotti freschi, un supporto per lo svolgimento di servizi utili alla città e ai cittadini come la manutenzione del verde e l’offerta di servizi turistico ricreativi. Accade invece che piuttosto che continuare la propria attività molti imprenditori cedono di fronte alla proposta di vendere o fuggono di fronte alle proteste di cittadini infastiditi dalle attività agricole.
L’attività di conduzione agricola garantisce la manutenzione di vaste porzioni di territorio e la sopravvivenza di alcuni dei contesti ambientali più rappresentativi del paese.
La riduzione delle riserve d’acqua, a causa dei cambiamenti climatici si accompagna all’uso dissennato della stessa, imbrigliata a monte da un sempre maggior numero di operatori e deviata a valle dagli interventi edilizi, così che ogni anno la disponibilità per la produzione agricola è sempre più incerta.
L’agricoltura irrigua ha una rilevanza economica e sociale e importanti ricadute sul vasto indotto, sulla filiera agro alimentare e sull’occupazione; strettamente connesso alla valutazione economica deve essere considerato il ruolo fondamentale dell’irrigazione sull’assetto territoriale, principalmente attraverso il rimpinguamento delle falde idriche sotterranee cui attingono anche le altre utilizzazioni civili ed industriali, i riusi e gli usi plurimi delle acque irrigue e lo sgrondo delle acque meteoriche provenienti dai centri abitati, dalle industrie e dalle grandi infrastrutture (autostrade e ferrovie).
Nella città i tassi d’inquinamento superano ampiamente i limiti consentiti mentre l’agricoltura che potrebbe contribuire ad assorbire quote importanti di CO2 viene sempre più allontanata da essa.
Negli ultimi mesi, i prezzi dei prodotti agricoli e del latte hanno ripreso a crescere dopo anni di immobilismo.
Alla base di ciò vanno considerati alcuni fatti contingenti, quali la diminuzione dell’offerta di prodotti lattiero-caseari da parte di alcuni paesi esportatori – Australia e Nuova Zelanda – conseguenti agli effetti di una devastante e prolungata siccità, e l’aumento della domanda di prodotti alimentari da parte di Cina e India che, grazie a tassi di crescita sempre più elevati, si sono avviati a modelli di consumi alimentari sempre più simili a quelli occidentali dando luogo a una richiesta di materie prime, come il latte, il frumento, il mais.
L’agricoltura può dare un notevole contributo alla produzione di agroenergia, è necessario però definire delle priorità che realizzino il miglior valore aggiunto per le imprese agricole facendo salva la sostenibilità ambientale e sociale. Lo sviluppo delle agroenergie non può essere realizzato penalizzando le altre filiere agricole. Bisogna mettere in atto politiche che realizzino una crescita equilibrata delle agroenergie valorizzando il patrimonio forestale, utilizzando tutti gli scarti di produzione come le potature, le deiezioni zootecniche e tutti gli altri prodotti e infine recuperando le superfici a set aside per la produzione di colture energetiche. Riaffermiamo, per la provincia di Milano, il valore di una agricoltura produttiva e sostenibile, che sa coniugare al proprio interno tutte le espressioni della multifunzionalità, delle quali le agroenergie sono una parte importante ed innovativa.
La nostra agricoltura milanese tutela il paesaggio che è il bene collettivo più prezioso, e che è espressione dei caratteri identitari della nostra provincia.
Abbiamo bisogno di grandi cambiamenti. Codici e tutela del paesaggio e dei paesaggi certamente, ma innanzitutto un’agricoltura produttiva come migliore garanzia della tenuta del paesaggio.
Serve un quadro di riferimento per i comuni che vogliono scegliere politiche di sviluppo differenti e che considerano il paesaggio agricolo in una funzione produttiva e ambientale, che riconoscono valore al paesaggio mediante oneri di urbanizzazione anche più elevati che si trasformino in maggiori risorse agli agricoltori per promuovere iniziative di valorizzazione del territorio e dell’ambiente. Prevedere entrate alternative agli oneri di urbanizzazione per quei comuni che tutelano il territorio.
Ciò darebbe spazio naturalmente alla vendita diretta dei prodotti agricoli e ad una agricoltura che essendo di prossimità è fortemente relazionata con le città che usufruirebbero di prodotti freschi e accessibili .

L’agricoltura oggi si sta indirizzando verso sistemi di produzione innovativi e ad alto valore, ma occorre che le risorse naturali, e cioè terra ed acqua, non siano fattori limitanti per la produzione agricola, come sono numerosi gli imprenditori agricoli che stanno ricostruendo i paesaggi agrari con impianti di siepi e filari tipici e ricostituzione degli ecosistemi.
Il paesaggio rurale milanese è il risultato di una storia millenaria in cui molte civiltà e culture diverse si sono stratificate, costituendone l’identità culturale.
Un numero elevatissimo di piante, di tecniche di coltivazione, di tecniche irrigue che queste civiltà hanno portato in Italia ha reso unico il nostro paesaggio agrario provinciale. L’agricoltura produttiva e la tutela del paesaggio non sono antitetici.
Il nuovo paesaggio non può che essere ancora una volta l’insieme delle identità culturali, del gran numero di biodiversità di spazi e di specie create, aggiunto alle produzioni di qualità, al turismo rurale e ai servizi del paesaggio.
Il nuovo paesaggio può essere solo quello dell’agricoltura produttiva, multifunzionale, responsabile che con le sue funzioni collabora con le città. Senza di essa non può esservi paesaggio ma solo territorio che molto presto sarà preda dell’incendio grigio, che divora irreversibilmente migliaia di ettari.
Pensiamo sia importante:
la costruzione di un sistema di conoscenza che, assumendo come riferimento le aree a maggior valore agronomico, metta a confronto un insieme di indicatori che evidenzi geograficamente gli investimenti comunitari a sostegno delle aziende e di interventi ambientali, la permanenza di valori naturalistici e storico-culturali e gli elementi di biodiversità;
la convergenza di più discipline e di più strumenti di piano che porti ad un confronto tra più opportunità di sviluppo a livello sovracomunale considerando tutele, vincoli , vantaggi e svantaggi, valorizzazioni e compensazioni;
raccogliere informazioni relative ai caratteri agronomici, paesaggistici e naturalistici, idrogeologici e funzionali dello spazio rurale;
utilizzare un metodo che restituisca una geografia ragionata delle diverse caratteristiche dei suoli e del territorio che vada oltre la stessa questione delle aree destinate all’attività agricola; uno strumento di conoscenza più generale, utile per identificare, attraverso criteri decisionali più consapevoli, le scelte d’uso del suolo.

Noi chiediamo che:

*1)gli spazi agricoli siano riconosciuti sul piano sociale, politico ed amministrativo e tutelati con azioni e norme specifiche peculiari per l’agricoltura inserita in poli urbani;

2)le aree metropolitane siano dotate di efficaci strumenti di pianificazione, di assetto territoriale e di risorse finanziarie per evitare che le aree agricole siano sottoposte a processi di urbanizzazione tali da comprometterne l’esistenza come tessuto organico, limitando il consumo di suolo;

3)all’agricoltura dei poli urbani sia garantito uno sviluppo dinamico e sostenibile attraverso politiche mirate.*

Per il raggiungimento di questi obiettivi, riteniamo necessario attuare le seguenti iniziative e azioni:
*- applicare strumenti giuridici di pianificazione territoriale che integrino la gestione urbanistica degli spazi agricoli con le politiche agricole per bilanciare destinazioni diverse dei suoli agricoli;

  • regolare con strumenti legislativi specifici e trasparenti la cessione temporanea dell’uso dei terreni (contratti);
  • stimolare l’iniziativa degli enti pubblici potenziando il principio di sussidiarietà;
  • introdurre entrate alternative agli oneri di urbanizzazione per i Comuni che riducano la pressione speculativa sui suoli;
  • introdurre la “valutazione di impatto agricolo” ogni volta che si vogliono effettuare interventi che prevedano perdite di suolo agricolo.*

Nelle aree agricole le modificazioni della PAC potrebbero pertanto consentire:
*- alle amministrazioni comunali di promuovere in tempi rapidi e costi contenuti consistenti iniziative di riqualificazione ambientale con vantaggi dal punto di vista paesistico ed ecologico (diminuzione delle emissioni, diminuzione dell’inquinamento delle falde, aumento delle emissioni di ossigeno);

  • di avere una dotazione di servizi pubblici, quali percorsi ciclopedonali, parchi urbani, ecc. in affitto con costi decisamente inferiori a quelli derivanti dalle procedure tradizionali di acquisizione, realizzazione e gestione diretta. In questo senso può essere anche considerata una misura da inserire tra le politiche dei piani dei servizi.*

Nei comuni del milanese si stanno sviluppando esperienze e strumenti per affrontare in modo nuovi il tema dell’agricoltura nelle aree urbane. I Comuni di Monza e di Mediglia hanno scelto di introdurre all’interno del loro PGT un profondo cambiamento nei confronti dell’agricoltura, abbandonando la logica risarcitoria e puntando a far divenire gli agricoltori partner e a far fruire ai cittadini i terreni agricoli facendo svolgere loro il ruolo di parco mediante contributi agli agricoltori, provenienti dagli oneri di urbanizzazione, al fine di favorire cambiamenti produttivi, aumentare la piantumazione delle aree e consentire l’accesso al pubblico.
L’agricoltura nell’area milanese è un elemento insostituibile che può consentire più funzioni per la vita dell’uomo: in particolare un modello insediativo più sostenibile, un paesaggio urbano fondato su un più equilibrato rapporto tra le funzioni produttive agricole, quelle ecologiche e quelle economico insediative.
Sotto questo profilo le imprese agricole milanesi devono assumere il significato di un bene patrimoniale della città: un giardino dove possiamo accedere a prodotti freschi, come un tempo il giardino della cascina lombarda, e dove possiamo comunicare, contemplare, incontrare e ascoltare.

I Presidenti di Cia, Coldiretti e Confagricoltura