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FORMIGONI E ALBERTINI IN RITARDO: SUBITO IL CONFRONTO CON LA SOCIETÀ CIVILE PER UN'OLIMPIADE SOSTENIBILE E PARTECIPATA

Milano 2016: viene da pensare che questo sia l'ennesimo atto di propaganda mediatica. Se così non è, Formigoni e Albertini si rimbocchino le maniche e aprano davvero un confronto per una candidatura di Milano e della Lombardia per le Olimpiadi che sia sostenibile e partecipata. E' necessario creare una vera alleanza civica tra istituzioni, mondo dello sport, delle imprese, e delle associazioni, non solo ambientaliste, sottraendo però il comitato alle strumentalizzazioni politico elettorali. Non bisogna inoltre cadere negli stessi errori delle precedenti candidature: Milano guardi all'esempio di Sydney 2000 e Londra 2012 che hanno sbaragliato il lotto delle concorrenti grazie a proposte innovative e non invasive in campo ambientale e di riqualificazione urbana di aree dimesse cogliendo una grande opportunità per una trasformazione positiva delle città. Pensiamo che solo in questo modo le Olimpiadi possano diventare un'ottima occasione di rilancio delle politiche di risanamento e di sviluppo ambientale della Lombardia.

Ma il percorso di Milano 2016 è iniziato male e con gravissimi ritardi: il comitato istituzionale per Milanolombardia2016 è stato costituito con un anno di ritardo e le sue attività sono di fatto ignote, se non fosse per scarni comunicati sul sito www.milanolombardia2016.it. Non esistono tracce di un coinvolgimento della società civile e le opere pubbliche utili al territorio non sono state realizzate: Milano, in quasi vent'anni, non è riuscita a dotarsi di un palazzetto dello sport, di una piscina olimpica, e i Mondiali del '90 ci hanno lasciato in eredità progetti e costi faraonici. Temiamo che si ripeta lo stesso copione di "Milano 2000" (altra candidatura per le Olimpiadi), quando, verificando passo per passo il progetto, ci si accorse che nulla aveva a che fare con lo sport, ma tanto con le grandi opere pubbliche da realizzare con stanziamenti governativi supplementari e con chi vuole usare lo sport per i loro affari, lasciando alla città e alla regione solo grandi e costose cattedrali nel deserto. C'è, inoltre, il rischio della gestione emergenziale delle grandi opere per uscire dalla paralisi o dalla latitanza di finanziamenti pubblici ordinari. Se ci accorgeremo di guasti all'ambiente e alle casse pubbliche, come nel 1992, non esiteremo a costituire un nuovo comitato per il no con cittadini, sportivi, urbanisti, associazioni, istituzioni, e imprenditori. Insomma, non vorremmo che questi errori ci obbligassero a tifare Roma 2016.

Lo sport, Milano, e la Lombardia meritano il meglio di quanto le istituzioni e la società possano esprimere. Crediamo che il diritto alla pratica sportiva ed all'attività fisica dei cittadini passi attraverso piccoli impianti, diffusi nei quartieri, a partire da quelli popolari, dove possono essere un valido antidoto al degrado sociale; e, soprattutto, con una politica che abbatta gli alti costi delle tariffe. Milano e la Lombardia hanno un'inderogabile necessità di migliorare la propria dotazione di infrastrutture. Anziché annunciare grandi eventi sarebbe più onesto, politicamente ed intellettualmente, per gli amministratori pubblici preparare un Piano della Mobilità il più possibile condiviso. Preoccupa la mancanza di politiche di governo, in particolare per l'ambiente e il territorio, che consentano di garantire alla Lombardia una migliore qualità della vita.

Paolo Fassina Portavoce milanese di Vas Lombardia 338 6753751

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