VAS Lombardia - Associazione Verdi Ambiente e Società ONLUS

DAI SEMI DEL SUICIDIO DEI CONTADINI INDIANI AI SEMI DELLA SPERANZA DELL’INTERO GENERE UMANO

di Pasquale MONTALTO

Il libro denuncia di Vandana Shiva “Semi del suicidio” (New Dehli, 1998 - 2006), coraggiosamente riproposto in Italia dalle Ed.ni Odradek (Roma, 2009), magistralmente curato da Laura Corradi, docente dell’Università della Calabria e che dell’India ha una conoscenza diretta, per i suoi continui viaggi di studio e ricerca sociologica attivati con le Università indiane e che porta anche una sua intensa e estesa e preziosa Introduzione, è tutto un grido di dolore, ma anche di speranza, come l’Autrice indica nel capitolo conclusivo del libro “Semi di vita, semi di libertà”, e che lei stessa persegue e sostiene attraverso il Progetto “Asha Ke Beej - Navdanya” e con l’iniziativa di ricerca partecipata: “Research Foundation for Science Technology and Ecology -RFSTE”, conosciuta a livello mondiale e raggiungibile attraverso il sito www.navdanya.org.
Soprattutto dopo la lettura del terzo capitolo “Il suicidio dei contadini in Andhra Pradesh, Karnataka, Maharastra e Punjab”, con l’elencazione delle cifre del tasso d’incremento di suicidi da un trentennio a questa parte, da dopo che in India si è dato corso alla tanto decantata “Rivoluzione verde”, si rimane increduli, freddati nel cuore e nella mente, senza parola o residuo razionale di pensiero, per l’incredibile documentazione di situazioni e fatti che si stenta ad accettare e che riguardano la brusca impennata mortale da parte di agricoltori e contadini indiani, non più capaci di competere con il processo di globalizzazione e il potere di controllo su sementi, generi alimentari e relativi processi di produzione, esercitato da parte di potenti multinazionali. Negli ultimi tre decenni, scrive Vandana Shiva “la crescita dei prezzi dei fattori di produzione e della manodopera ha fatto lievitare i costi di produzione (di sei volte per il frumento, di sette per il cotone e di dieci volte per il riso). Di conseguenza, l’aumento dei costi di produzione ha portato all’aumento dell’indebitamento. Oggi, il 90% degli agricoltori del Punjab è intrappolato dai debiti”. Ed è una spirale senza via d’uscita, che porta come ultima conseguenza al suicidio: da una parte, la diminuzione dei raccolti, contro gli aumenti di produzione promessi dalle multinazionali nella vendita di sementi geneticamente modificate, dall’altra l’indebitamento per poter fronteggiare l’acquisto dei costosi fattori di produzione, sementi e additivi agricoli chimici, fertilizzanti e pesticidi, introdotti nell’agricoltura industriale indiana a seguito della globalizzazione dell’economia.

“In tutta l’India” - dice l’Autrice - “gli agricoltori arrivano a compiere il gesto disperato di togliersi la vita per la pressione causata loro dalla globalizzazione e dal controllo sulla distribuzione dei semi esercitato dalle multinazionali”. E Andhra Pradesh, Karnataka e Maharashtra, sono gli stati indiani che hanno maggiormente sofferto e subito il fenomeno, pagando i costi sociali, ecologici e nel numero di agricoltori che hanno dovuto sacrificare vita e mezzi di sussistenza, dalla casa ai terreni. Dopo la lettura del libro si rimane proprio con un senso di vuoto e di tristezza inaudita, immobilizzati e incapaci anche di pensare: ma come, i semi dei beni base della vita, grano, riso, mais, cereali, frumento, da cui si sprigiona tutta l’energia donativa della Terra, ora, in circostanze particolari, possono invece diventare responsabili primi di morte.
Un libro doloroso, quando se ne scoprono le ragioni, che grida giustizia, sin dalla copertina, dove c’è la macabra illustrazione di un cappio, quello col quale la povera gente, contadini, coltivatori, trovano la morte e che è diventato segno di una campagna di prevenzione da parte del governo. Oggi l’epidemia di suicidio è di tale portata, dice la curatrice del libro Laura Corradi, che “sono state attivate delle hot line, pubblicizzate nelle stazioni dei bus con la semplice immagine di un cappio e la dicitura - prima di fare questo, telefona”. Ed ecco il senso pieno del titolo del libro “Semi del suicidio … i costi umani”.
I contadini, dopo raccolti infruttuosi e con piante infette e sementi sempre più costose da comprare, perché o ibride o con ingegneria tecnologica applicata, rimangono vittime di banche e di altre “Agenzie” di prestito (meglio “strozzini”). E questo ancor più passando dalla Prima alla Seconda Rivoluzione Verde, perché, dalla cooperazione tra Stati Uniti e India, venne introdotta l’ingegneria genetica applicata in agricoltura, con biotecnologie che prevedono nuovi tipi di sementi ibridi, dagli alti costi e la cui proprietà tecnologica rimane privata, e in mano a solo sei multinazionali, che commercializzano semi e prodotti finiti come merci private, dagli alti costi e che determina l’indebitamento degli agricoltori e il degrado della loro vita, perché schiacciati dalla vergogna e dall’ostracismo da parte della comunità d’appartenenza. A volte c’è l’estremo tentativo di trovare un rimedio con la vendita di parti del proprio corpo, come i reni, prima del suicidio.
Un libro che senza peli sulla lingua né inutili diplomazie dice chiaramente come stanno le cose e fa luce sui rischi ecologici degli Ogm ( Organismo Geneticamente Modificato, in cui il genoma è stato modificato tramite moderne tecniche di ingegneria genetica e che contrasta il fenomeno naturale della biodiversità spontanea). Nel testo V. Shiva (pgg.103-107) riporta la dichiarazione di Ms Elaine Ingham (Prof.ssa al Dipartimento di Botanica e Patologia delle Piante dell’Oregon State University, Usa) che dice: “qualsiasi organismo geneticamente ingegnerizzato per essere rilasciato nel mondo reale, libero dalla situazione di un laboratorio controllato, dovrebbe essere trattato come un potenziale agente di rischio come nei fatti è”. E si punta anche l’indice contro l’inadeguatezza delle attuali regole sulla biosicurezza sia dal punto di vista politico che ecologico: “La promozione dell’ingegneria genetica da parte di multinazionali come Monsanto può essere basata soltanto su metodi dittatoriali e coercitivi. Con tali premesse, l’ingegneria genetica applicata in agricoltura è contro la natura e contro le persone”.
Oggi grande timore incute soprattutto la tecnologia chiamata “Terminator”, usata per produrre taluni tipi di piante le quali, attraverso la manipolazione genetica, producono un seme sterile, come supposta “garanzia” di sicurezza per le piante Ogm, quanto in realtà “essa è stata sviluppata dalle multinazionali del biotech nonché dal governo Usa per impedire ai coltivatori di ripiantare il seme prodotto dal raccolto, ma soprattutto per aumentare il margine di profitto dell’industria delle sementi”. I geni provenienti dalle piante Ogm stanno comunque causando ugualmente una pericolosa contaminazione verso la biodiversità agricola. “Gli studi confermano che il Dna del mais Ogm ha contaminato il mais tradizionale coltivato dagli agricoltori indigeni nel Messico”, riporta Vandana Shiva ( pg. 82), “Ma la tecnologia Terminator è complessa ed è improbabile che sia efficace o certa al 100%”. Così la sterilità del seme assicura un monopolio più forte di quanto non abbiano già fatto i “brevetti”, la registrazione del patrimonio genetico della pianta, messi in atto dalle multinazionali sui semi trattati tecnologicamente.
Si capisce bene come quest’idea, di prospettiva economico - alimentare, sia solo irrazionale, come irrazionale è l’abbandono della biodiversità, con pericoli verso il futuro alimentare degli uomini in ogni parte della terra. Certo i contadini non hanno mezzi per poter contrastare l’avanzata delle multinazionali o modificare i loro programmi di assurdo sviluppo agricolo, ma far perdere potere ai coltivatori diretti indiani e ai piccoli contadini, basato sul libero scambio delle sementi, a favore di un’agricoltura intensiva nelle mani di poche multinazionali, è un tema che interessa non solo l’India ma il mondo intero, in quanto male peggiore che si possa pensare e che non può che produrre insicurezza alimentare, distruggendo la biodiversità su scala mondiale e con gravi pericoli e rischi sui sistemi di controllo e distribuzione alimentare.
Vandana Shiva nelle conclusioni del suo libro offre allora delle proposte reali e concrete per uscire dall’”impasse”, e che dovremmo non sottovalutare ma seguire quasi alla lettera, poiché rappresentano una vera via d’uscita dall’ecatombe ingiusta e violenta che ha colpito e continua a colpire contadini e coltivatori in India, la classe operaria tutta nel resto del mondo. Ecco allora che “La lotta di liberazione dalla seconda colonizzazione del cotone”, ben dice Vandana Shiva (pg.169), “deve avere al suo centro le sementi: le sementi indigene sono ancora reperibili in molte parti dell’India, il cotone biologico ha il potenziale per diventare la via verso la prosperità per gli agricoltori … l’uso di sementi indigene e la pratica dell’agricoltura biologica sono simultaneamente una forma di resistenza al monopolio delle multinazionali come la Monsanto e la rinascita di un’agricoltura che porta alla fertilità del suolo e alla prosperità degli agricoltori”. Insomma una repentina e necessaria, urgente, marcia indietro, verso il recupero di quei semi che assicurano la biodiversità contro le monoculture delle multinazionali, e che costituiscono la norma dell’agricoltura biologica in ogni parte del mondo.
Un immediato abbandono, dunque, della facile illusione della Prima e della Seconda Rivoluzione Verde, nelle mani di poche multinazionali, per restituire invece valore alle sementi naturali e dignità agli agricoltori, come loro legittimi proprietari. Anche le forze politico governative sembra si siano convinte della validità di quest’azione e della necessità di sostenere l’economia biologica contro ogni deformazione e modificazione genetica dei prodotti, soprattutto quando si tratta di prodotti alimentari, come melanzane, pomodori, patate, verdura.
Auguriamoci veramente, con Vandana Shiva e Laura Corradi, con le Ed.ni Odradek, e con quanti altri stanno oggi contribuendo a diffondere e sostenere questa sana conoscenza, per una equilibrata cultura alimentare, che dalle sementi della morte possano nascere i semi della vita e della libertà, nello sforzo congiunto, di tutta la comunità globale, di preservare e proteggere le varietà dei semi in tutte le stagioni e recuperare le produzioni e le coltivazioni ecologicamente sostenibili, che erano state abbandonate a favore delle rischiose tecnologie di ingegneria genetica. Rischi che è possibile si possano poi estendere, dai vegetali e dagli animali, anche agli esseri umani ad opera di un progresso agricolo economico non sostenibile. E’ però sperabile che il sacrificio e il costo di tante vite umane possa far rinsavire la mente dell’uomo, umanizzando tutto il settore dell’economia in termini di sostenibilità.
Una finestra, di sicuro interesse integrativo e di approfondimento socio psicologico, è quella che la curatrice Laura Corradi apre sulla ricerca di senso e sul significato profondo del suicidio, estendendo il discorso dalla specificità dei contadini indiani alla condizione che vivono oggi gli operai, i lavoratori, su scala mondiale. Come a dire che il riscontro con l’incremento del tasso di suicidi, non è un fenomeno solo indiano o esclusivamente legato alla commercializzazione delle sementi dei generi di prima necessità, ma è una complessa e urgente realtà da prender in considerazione e che riguarda tutte le altre grandi Nazioni del mondo, tra cui l’Italia, perché legata al processo di globalizzazione e all’evoluzione di un’economia di mercato dominata dalle multinazionali, che rimangono ancorate esclusivamente all’efficienza del profitto lavorativo, posto al di sopra di ogni rispetto delle conquiste fatte dalla classe dei lavoratori, con perdita della comprensione della condizione della persona e della dignità umana.
In quest’ottica il riferimento sicuro di partenza ancor oggi valido, per una equilibrata valutazione del suicidio, non può che essere l’opera “Le suicide” (1897) di Emile Durkheim (1858 – 1917), grande padre fondatore della sociologia moderna, al quale Laura Corradi rende effettivamente merito, rifacendosi proprio ai suoi studi nella sua Introduzione, per poi sottolineare l’ondata vertiginosa di suicidi che sta attraversando la nostra società globale e dovuta a cause multidimensionali e sommative, come la grave crisi finanziaria che sta scuotendo il mondo, la perdita di posti di lavoro, il ricorso alla cassa integrazione, rapporti difficili in famiglia, l’aumento di stress, crisi di identità, insicurezza, tensioni, litigi, aggressività, depressione … tutti segnali, o meglio “sintomi”, indicatori sociali di una società malata.
Il suicidio, gesto individuale, trova, dunque, in realtà la sua vera causa nel contesto sociale e ambientale - psicologico in cui maturano gli scambi economico - lavorativi e le relazioni di vita, chiedendo anche aiuto, per la comprensione del fenomeno, soprattutto agli approfondimenti sviluppati dalla psicologia sistemico relazionale e applicati al contesto lavorativo. Il suicidio è un atto socialmente determinato, un “venir meno della coesione del gruppo sociale di appartenenza. Non vi sono dei suicidi; vi sono solo delle persone “suicidate””, per come sostiene Franco Ferrarotti (1979), in una delle sue tante e lucide analisi della società contemporanea occidentale, in quanto problema e in quanto progetto.
Un utile Glossario è posto a chiusura del libro e Laura Corradi non manca di ringraziare le persone che in vario modo hanno contribuito alla buona realizzazione dell’intero lavoro: Claudio Meloni, Irene De Franco, Marta Balocchi, Emanuele Achino, per quanto riguarda le traduzioni dei singoli capitoli, Alice Pinto per i termini in hindi e Carmen Argondizzo per i riscontri di lingua

 
Il titolo originario dell'articolo è "DAI SEMI DEL SUICIDIO DEI CONTADINI INDIANI AI SEMI DELLA SPERANZA DELL’INTERO GENERE UMANO SEGUENDO TESTIMONIANZE, DENUNCE E GRIDA DI DOLORE RACCOLTE E FATTE CONOSCERE AL MONDO INTERO DA VANDANA SHIVA

 

(Vandana SHIVA Semi del suicidio. I costi umani dell’ingegneria genetica in agricoltura, Odradek Edizioni, Roma, 2009, pp.200, € 20,00, Introduzione e cura di Laura CORRADI)

Speriamo che siano le ultime brutte notizie su Expo !

L'associazione Verdi Ambiente e Società è venuta a conoscenza, tramite il Fatto Quotidiano, che è ritornato intorno a noi Claudio Artusi. E' stato imposto dalla Camera di Commercio senza che né il Sindaco Pisapia, né il Commissario Sala, (o lo stesso Cantone?), se ne siano accorti, a capo del Progetto “EXPO in Città”, ovvero il “Fuori Salone dell'Expo”, durerà sei mesi, si prevedono tantissime iniziative diffuse, spettacoli, mostre, cinema ecc...ecc...

Per i più giovani riportiamo che Artusi in questione (non è il conosciuto gastronomo), è un ciellino fedelissimo di Formigoni, già arrestato a Torino nel lontano 1983 per le tangenti a politici torinesi.
Vas Lombardia ritiene l'ingegnere Artusi certamente una brava persona ma, avrebbe preferito che quel ruolo fosse assegnato ad uno dei tanti giovani preparati e disponibili senza nessuna macchia.

Ci sovviene la giustificazione del commissario Sala a proposito di Frigerio e Greganti, che tanto hanno potuto eludere i controlli di accesso agli uffici di EXPO in quanto i tornelli erano presenziati da giovani di 25 anni che nulla potevano conoscere di ciò che erano stati Frigerio e Greganti.

“Cari, Sindaco Pisapia e Commissario Sala la biografia di Claudio Artusi l'ha scritta il Fatto Quotidiano, VAS Lombardia vi rinfresca la memoria e vi chiede: voi che ne pensate?“

Solo pochi giorni fa nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti Expo, (l'indagine Quadrifoglio della Procura di Milano), è scattata la custodia cautelare con 13 arresti tra Lombardia e Calabria e, oltre a uomini delle mafie, ancora una volta un politico è stato arrestato: un consigliere comunale di Rho.

Forse una “figura di collegamento con la criminalità organizzata”, ma fortemente “chiacchiarato”, tanto che il Presidente della Commissione Antimafia di Milano, il Consigliere Pd David Gentili, in solitaria ha gridato allo scandalo ricordandoci che la politica e i partiti devono vigilare e tenere lontane “certe persone” da qualunque carica elettiva di una amministrazione.

Per Vas è arrivato il momento di cominciare a guardarsi intorno, invitando le “anime pure” a raccontare cosa sanno o hanno sentito dire.... esperiamo che questi ultimi fatti segnino la fine e spengano i riflettori del malaffare su Expo.

Per Vas Lombardia
Alfio Rizzo e Francesco Tusino

Vas Lombardia incontra la Commissione Antimafia del Comune di Milano

Si è svolta nel pomeriggio di venerdì 31/10 la riunione della Commissione Antimafia riguardante il progetto del “numero verde antimafia e anticorruzione” gestito da Vas Onlus. Argomento principale dell'incontro era, ovviamente, l’eventuale prosecuzione dell’iniziativa.

Tutti i presenti, a partire dal Presidente della Commissione David Gentili, si sono trovati d’accordo su due punti fondamentali : 1) il numero verde dovrebbe continuare a funzionare; 2) si deve creare una rete tra questa ed altre esperienze gestite dalle associazioni sul territorio lombardo.

Il Presidente di VasOnlus Guido Pollice ha sottolineato nella sua introduzione le difficoltà, di ordine soprattutto economico, che la gestione di un progetto del genere comporta per un’associazione ambientalista non grande e composta esclusivamente da volontari. Con ciò ha richiesto una maggiore collaborazione e sostegno da parte delle autorità amministrative, soprattutto a livello locale. E ha anche sottolineato in sede di dibattito che una maggiore sinergia con le forze dell’ordine sarebbe utile per selezionare al meglio la “qualità” delle chiamate.

Sono intervenuti anche il consigliere Comazzi (Lega) che apprezza il progetto pur richiedendo dati non quantificabili; il rappresentante di Confesercenti F. Patti, il quale ha in realtà fatto un intervento incentrato su usura ed estorsione; il consigliere Ghezzi (Pd) ha infine consigliato di mantenere il numero verde all’esterno delle istituzioni, perché il cittadino si trova più a suo agio nel rapportarsi ad un soggetto civile e laico, come può essere un’associazione ambientalista, piuttosto che rivolgersi direttamente al 113 o al 112.

Nelle sue conclusioni Gentili ha auspicato la prosecuzione del percorso iniziato mesi fa, suggerendo la creazione di un network tra le associazioni (Vas Onlus, Libera, ecc. ) attive sul territorio per coordinare le varie iniziative. Alla riunione della Commisisone hanno partecipato il Presidente del Consiglio Comunale di Milano Basilio Rizzo e il Consigliere Pd Carlo Monguzzi.

Per Vas Lombardia
Alfio Rizzo e Luca Strano

Grande successo per il bici raduno Strà Vagante

Oltre 50 persone hanno preso parte all'iniziativa del progetto Meditazioni in Sella che ha fatto scoprire a ciclisti grandi e piccini tesori culturali e naturalistici del territorio magentino

Scoprire le "strade bianche" del Magentino e i tesori paesaggistici e naturalistici nascosti del territorio. Era questo l'obiettivo del biciraduno Strà Vagante, parte integrante dell'iniziativa Meditazioni in sella, organizzata dall'associazione VAS -Circolo Ticinia di Magenta, dalla Libreria Il Segnalibro di Magenta e dal giornalista Andrea Ballocchi. Il cicloraduno si svolge nell'ambito delle iniziative dell'Osservatorio Immissioni ed Emissioni Sostenibili e realizzato da Vas Lombardia con il contributo e la collaborazione della Fondazione Cariplo.

La grande partecipazione di ciclisti grandi e piccini ha dimostrato la bontà dell'evento, che ha potuto svolgersi grazie alla parentesi soleggiata della mattina, dando così il via a un lungo serpentone festoso di biciclette che dalla piazza del mercato di Magenta si sono avventurate su stradine e tratturi di campagna.

Emanuela Morani e Angelo Terraneo hanno illustrato, nelle soste mirate, località di pregio ambientale e culturale: e così, dai fontanili alla casa in cui soggiornò Alessandro Manzoni, i partecipanti hanno potuto ammirare e contemplare realtà dense di significato e di bellezza, contemplando natura e monumenti.

I partecipanti, dopo aver girovagato tra Magenta, Castellazzo de' Barzi e Cassinetta di Lugagnano, hanno fatto tappa in quest'ultima cittadina per condividere il pranzo al sacco.

Ufficio Stampa

Vas Lombardia e Meditazioni in Sella

A MILANO IN P.ZA GRAMSCI TORNA MANGIASANO: IL BIOMERCATINO DI VAS

Dopo la pausa invernale, in zona Sempione a Milano nell'isola pedonale di Piazza Gramsci, domenica 7 marzo dalle 9.00 alle 19.00, ritorna l'iniziativa di "Mangiasano, il biomercatino", la manifestazione organizzata dall'associazione "Verdi Ambiente e Società Onlus", per promuovere e sostenere i produttori del biologico e dell'artigianato sostenibile.

In questo primo appuntamento del 2010 saranno presenti i formaggi del luinese, il miele del Parco del Ticino, vini del Monferrato e prodotti per una alimentazione vegetariana e vegana. Al biomercatino Mangiasano, i cittadini milanesi potranno trovare anche la frutta e la verdura di produttori della bergamasca, prodotti da forno, cosmetici certificati, abbigliamento non trattato e piante aromatiche.

Si potrà inoltre ritirare materiale informativo sulle iniziative ambientaliste di Vas e recuperare gli atti dei convegni, realizzati lo scorso anno, dedicati alla mobilità ciclistica.

Info:

Sede Vas: Via Passerini 18 – 20162 Milano
tel. 02.66104888 fax 02.89076020